cucino in giardino

sentieri golosi tra fiori e verdure

mercoledì, giugno 24, 2009

nel giardino dei Fanes

le foto sono cliccabili per maggiore goduria!
Pedalare fa bene! Lo scorso settembre abbiamo partecipato a Bz in bici e completato tutto l'itinerario, abbiamo guadagnato i preziosi biglietti della lotteria cittadina. Che devo dire, c'è e si vede! e allora che serva a qualcosina no? Abbiamo vinto un we in agritour, anzi in un "Bauernhof" a scelta in tutto l'AA-Südtirol e abbiamo scelto di trascorrerlo in alta val Badia, che conoscevamo pochino pochino (vergogna!). Un bel viaggetto spazio-temporale, in un'oretta siamo sbalzati indietro di due mesi (come temperature, fioriture, giacconi...) e meraviglia, mi sono ri-goduto le fioriture dei lillà e delle rose selvatiche, che ormai erano bei ricordi profumati. Abbiamo trascorso due bei giorni freschi e tonici e con tutto 'sto freddo non ci siamo fatti certo mancare le calorie. Eravamo ospiti in un maso dove producono latte, burro e formaggio di malga, una bontà, specialmente le colazioni, col pane scrocchierello e il "velo" di burro, l'intonacatura da due centimetri di spessore! La sera poi, abbiamo cenato in un famoso maso a Pedraces, dove ci hanno letteralmente imbottiti di Tirtlen con ogni farcitura: crauti, spinaci, ricotta, papavero e mirtilli rossi..., "panicia" zuppa d'orzo, sgonfiotti di patate e via dicendo tipo pranzo di nozze (se vi capitasse di andarci, NON toccate cibo per l'intera giornata!) - l pm stravolti dal sonno, si sono fatti un pisolino sulla panca; all'arrivo delle costine di maiale e dello stinco- rifiutati dal sottoscritto e dalla Bee temendo l'esplosione imminente - nik, il pm grande, si è rianimato, sbafandosene un piattone sotto i nostri occhi sbigottiti, per poi ri-piombare in un sonno profondo. Beata gioventù io c'ho avuto gli incubi tutta notte, inseguito da frittelle di ogni foggia e dimensione... Oh, ma non abbiamo mica passato tutto il we a tavola! Domenica ci siamo alzati di buon'ora e abbiamo preso la seggiovia per il rifugio "Santa Croce" - si lo so che c'è anche la camminata di tre ore andare, tre ore tornare ma avete presente trascinarsi dietro i pm??? Bello! i miei amatissimi prati, non sapevo più dove guardare e cosa fotografare, distese di genzianelle primule rosa e botton d'oro, peccato per la luce balenga del cielo coperto. Mi ero appena scusato di non essere riuscito a pubblicare il rituale prato fiorito? e invece, detto fatto! Arrivati al rifugio abbiamo deciso di proseguire per il sentiero che porta alla ferrata e abbiamo scelto bene.
camedrio alpino, Drias octopetala
Si attraversa un bosco di radi pini, pietre bianchissime e distese di rododendri fioriti e cuscini di dafne profumatissima, forse anche troppo; un giardino zen alla decima; ogni roccia sembra sistemata appositamente, incorniciata dalle clematis alpine;
Clematis alpina
i gruppi di rododendro danno profondità, il camedrio illumina la scena, veramente un incanto.
camedrio alpino, Drias octopetala
E ancora più incantati si resta se si scende di scala e si osservano i dettagli.
Daphne striata
Silene exscapa
Rocce ammantate di cuscini fioriti; il legno dei ginepri liscio e argentato dalla neve e dal sole; minuscoli perfetti paesaggi nelle crepe della dolomite, tutto sotto l'incombete presenza della parete del Santa Croce, nuda, aspra, sempre più vicina e possente. E più si sale più i pini si fanno radi e contorti, spariscono i rododendri ferruguinei e sotto i mughi si illumina il rosa del rododendro cistino, grazioso come pochi, per lasciare poi il passo a spargole genziane tra il ghiaione. Speravamo di vedere le marmotte, ma i pm hanno scoperto l'eco! credo ci abbaino sentito fino in svizzera.
rododendro cistino - Rhodothamnus chamaecistus
Gentiana acaulis
Non siamo grandi montanari, ci conoscete, siamo più "da pic nic con copertina", ma visto anche l'entusiasmo che il paesaggio di alta montagna ha scatenato nei pm, specialmente per le arrampicate sulle rocce e alla vista delle amatissime piante carnivore (pinguicole) (oddio, quando si sono resi conto che per tornare al rifugio avremmo dovuto ri-percorrere tutta la strada c'è stata un po' di burrasca...) bisseremo al più presto.
Pinguicola alpina
Per ora ci caliamo al mare: Sardegna, nord, vicino al paese della mia nonna, mai visitato. Una vacanza un po' "radici", a presto. Mannochenonvilascosenzaricettina.
CONFETTURA DI LAMPIEGIE
Ho trovato delle ciliegie in cassetta belle mature, nere e sode e ad un prezzo ragionevole (al super le ho viste a 9,60 euri!! roba da matti), così come dei lamponi, per integrare quelli dell'orto. Siccome quest'anno l'albicocco ha scarseggiato con la produzione, mi sono buttato sulla confettura di lampiegie ;O). Ho lavato, asciugato bene e snocciolato un kilo di ciliegie, che pulite fanno circa otto etti, le ho passate al minipimer con il succo di un limone, ci ho aggiunto un kilo di lamponi non lavati - erano bio, li ho solo mondati -e due etti di ribes rosso sgranato, al posto della pectina. Ho aggiunto un kilo di zucchero di canna bianco - quello grezzo è troppo forte e copre il gusto della frutta - e ho lasciato a macerare per tutta la notte. Al mattino ho dato una bollita di ca. 10 minuti, ho schiumato bene - bisogna essere drastici, la schiumetta rosa va tolta tutta con pazienza, altrimenti la marmellata risulta opaca e sbiadita e ho lasciato riposare. Al pomeriggio ho passato al passaverdura - maglia fine (sì!, sono delicatino e i semini dei lamponi nei denti mi fanno venire gli sgrisoli!) ho rimesso la confettura sul fuoco lento per circa 20 minuti; ho fatto la prova del piattino e la consistenza era quella giusta, ho invasato bollente nei vasetti ma non ho tappato subito! con le marmellate gelatinose occorre aspettare qualche minuto, finchè non si è formata una pellicina sulla superficie, allora si può chiudere il vasetto senza il pericolo della condensa che può ammuffire - il calore della marmellata sigilla comunque i tappi "clic clac". Le lampiegie hanno un profumo squisito e un gustino acidulo propriocomepiaceamè. A presto, saluti golosi, cat

lunedì, giugno 15, 2009

spighe

ops, mi sono distratto un momento e siamo già a metà giugno! e tutte le foto delle rose lì che aspettano di essere pubblicate? e le erbazze e i fiori dei bordi stradali? ricette? quelle poche: siamo tornati a "regime" Siamo, io e le mie fettazze, non tanto per la figüra, quanto per taccagneria (mai buttare via di botto il guardaroba estivo - compresi i costumi - sotto gli effetti allucinogeni delle ultime pesate lusinghiere dopo un anno di dieta a pesce bollito!!!). Maddai, quest'anno non ho nemmeno pubblicato il tradizionale prato di fiori alpino bagnato da acquazzone da sopralluogo - ce l'ho lì bello e pronto, un prato di primule e soldanelle- ma oramai è passato troppo tempo e allora ripartiamo con ordine. E' giugno, fa caldo e i campi sono biondi, ma a me piacciono ugualmente! Passeggiando dai nonni, sotto un sole che credeva di essere ad agosto, mi sono goduto le infinite tonalità paglierine e le forme più diverse di spighe. Quelle tutte impettite e giallo chiaro delle Festuche, quelle delicate e altissime della Poa, delle Phalaris e dei Sorghum, issate su steli nocchiuti, quelle di finissima filigrana delle Agrostis, luce pura nei mazzi di fiori di mia mamma. Seguendo il sentiero, tra la mentagatta svettavano i fuochi artificiali dei Bromus di un giallo intenso a contrasto con il verd'azzurro delle elaganti spighette delle Avena con i due lunghi baffi e, più in basso le spighe "a spiga proprio quella vera", degli Hordeum, mi facevano tornare in mente battaglie di spighe volanti, impigliate nelle magliette o nei capelli (che male!). Tutti i toni del giallo, sfumati per bene dalla luce e dal caldo si fondevano nel campo pronto per la mietitura e le grandi macchie di cardi verde-lilla, cadevano come pennellate. Grande ispirazione per giardini aridi e non troppo pettinati! In fondo alla stradina, sul costone assolato ho trovato le ultime fragoline di bosco: caricato, mirato, fuoco! sparate tutte in un colpo in bocca, che esplosione di gusto, anche se un po' rinsecchite dal caldo. E dopo tutta 'sta passeggiata ce la meritiamo una bella pastasciutta? Questa me l'ha insegnata la mia pescivendola di fiducia ed è proprio semplice. PACCHERI ALLE CANOCCHIE IN BIANCO Ho pulito circa 4 - 5 canocchie per commensale (il pm piccolo, Franz, ne va pazzo!) tagliando le zampette e le alette (che roba orrenda da descrivere!) e i lati del guscio, lasciando però testa e chele. Ho preparato un battuto con poca cipolla, carota, sedano e un pochino pochino di aglio, li ho fatti soffriggere in olio evo e appena si sono rosolati ho aggiunto le canocchie e 5, dico solo 5, aghi di rosmarino (aghi mica rametti eh!) per togliere il dolciastro in eccesso. Ho fatto rosolare per alcuni minuti e ho sfumato con un buon bicchiere di vino bianco secco, ho lasciato evaporare e ho proseguito la cottura per pochi minuti, giusto il tempo di fondere i sapori. Ho lessato al dente i paccheri e li ho saltati nella padella con le canocchie e una spruzzata di prezzemolo. A me sono piaciuti molto, la bee preferisce un tocco acido del pomodoro, in effetti risultano un po' dolci. Troppe calorie? e allora tuffatevi su queste CANOCCHIE AL VAPORE D'ACETO che in realtà non sono nemmeno una ricetta, ma un nuovo - per me - modo di cucinare il pesce. Procuratevi una padella larga col fondo spesso e il coperchio: sciacquate le canocchie ma lasciatele intere; disponetele in uno strato sul fondo della padella, versatevi sopra due cucchiai di aceto bianco; inumidite per bene uno strofinaccio e tendetelo sulla padella, fermandolo con il coperchio. Due minuti di fuoco vivo - ocio a non dar fuoco allo strofinaccio!! - e le canocchie si cuociono perfettamente, senza nemmeno spuzzicchiare casa! una spruzzatina di limone e prezzemolo e un filo di olio evo completano la goduria. A presto, sperabilmente ;O), saluti golosi, cat

domenica, maggio 17, 2009

e le seconde!

E se aspetto ancora un pochino fioriranno anche le ultime rose. Ho passato un altro periodo ventoso, di quelli che fanno venire voglia di andare a letto presto, ma poi rimani lì con gli occhi sgranati a fissare il soffitto. Il vento si è calmato e mi è tornata voglia di bazzicare da queste parti. Facciamo finta di aver fatto un brutto sogno, è il risveglio e io mi trovo ad annusare queste generose rose. Nel giardino dei miei che sconfina con le coltivazioni e le ripe incolte, ormai 3 anni fa, ho piantato una decina di rose botaniche che, finalmente, hanno assunto l'aspetto di bei cespuglioni con i rami ricadenti. Il primo giro di fioriture spetta alle gialle, quelle del post precedente, ma ora è il tempo dei rosa. Una delle mie rose botaniche preferite è la Rosa glauca. E' cresciuta in un lampo- è alta più di due metri, non ha bisogno di troppa acqua e ha le foglie di un bellissimo colore che varia dal prugna al grigio, ricoperte da una patina cerosa. Adesso è in piena fioritura e i bei rami arcuati sono pieni di stelline rosa scuro sfumati di bianco - della stessa forma dei miei stampini per biscotti giapponesi! - messi ancora più in evidenza dal colore scuro delle foglie. Non è una primadonna ma la foggia e il colore delle foglie la rendono preziosa per i giardini campagnoli/informali, all'imbrunire prende un colore azzurro tutto particolare. Al caldo del sole di mezzogiorno, come due sirene, la rosa gallica - forse tra le prime rose ad essere coltivata - e la sua compagna inglese mi hanno attirato da lontano col loro profumo, lì sul limitare dell'orto. Le ho piantate vicine un po' per caso, ma la rusticità e la semplicità della gallica, con i fiori un po' lassi, mettono ancora più in evidenza la ricercatezza dell'intrico di petali della rosa "Gertrude Jekyll" e i due toni di rosa mi sembrano bene assortiti, così come i loro profumi; seduto nell'erba, a metà strada tra i due cespugli mi sono goduto col naso l'effetto stereo! Passata l'orgia di profumi e colori non resta che aspettare l'autunno, per godersi i curiosi frutti: quelli della rosa glauca sono a mazzetti, tipo ciliegie rosso cupo, quasi neri, mentre quelli della gallica sono delle perozze all'incontrario arancio vivo. Ma in questi giorni ho armeggiato anche in cucina e sbirciando tra i vari blog, mi è scattata la voglia di risottino "verde". Detto fatto vi spadello due risottini provenienti direttamente dal quasi orto di cat, e dall'eccessivo orto di mio papà.
QUASI RISOTTO FAVE E PESTO DI MENTA E AGLIO ORSINO
Ho piantato nell'orto la menta "fragolina" - Erdbeerminze, una menta con le foglie piccine che sfregata profuma di menta e fragoline di bosco (nel gusto purtroppo la nota fragole sparisce) e c'erano ancora parecchie foglie di aglio orsino belle fresche. Ho abbrustolito una manciata di pinoli in un padellino anti-aderente, ho pulito una manciata di foglie di menta, quattro cinque foglie di aglio orsino, ho messo tutto nel mixer con abbondante olio evo e ci ho fatto un pesto profumato di erbetta, menta ed aglio. Ho lessato al dente il riso (vialone nano Bio di una corte vicino Verona - una bontà anche solo bollito e scondito) con una bella manciata di fave fresche sbucciate anche dalla seconda pelle, ho scolato lasciando un po' di acquerugiola e ho condito con il pesto. Anche la Bee ha apprezzato, ma mi ha vietato di chiamarlo "risotto". Ma ora il risotto quello vero. Mio papà, golosissimo di rapanelli, quest'anno si è fatto prendere la mano e al momento della semina ha esagerato con i semi. Morale della favola adesso si trova con una rigogliosa aiuola di foglie di rapanello, ma di simpatici pallottoli fucsia nemmeno l'ombra. Il caso vuole che proprio domenica mi sia capitato per le mani un vecchissimo libricino di ricette sul riso, di quelli promozionali di una riseria di Villafranca, che tra l'altro non esiste più e cosa ci trovo:
RISOTTO DI FOGLIE DI RAPANELLI E GRAPPA
Ho tritato uno scalogno e l'ho fatto imbiondire nell'olio evo, ci ho aggiunto il riso (sempre vialone nano a casa nostra) e l'ho tostato bene, ho sfumato con un bicchierino di grappa (una slibovitza alla prugna) e ho fatto evaporare bene, poi ci ho aggiunto un bel mazzo di foglie di rapanello tritate e il brodo vegetale e ho portato a cottura, mescolando poco e aggiungendo il brodo all'occorrenza. Ho mantecato con un cubetto di burro, ma poco poco, e ho servito. E' piaciuto sia alla Bee che ai pm, anche perché le foglie dei rapanelli hanno un gusto molto delicato, i pm hanno aggiunto grana grattato, ma secondo me ammazzava il gusto. E per finire in dolcezza, dato che siamo in tema di risotti e giriamo tra Verona e Mantova, al forno, dai nonni a Valeggio, avevo puntato una meravigliosa "sbrisolona", poi l'occhio è caduto sul prezzo al kilo e mi sono detto: è il momento giusto per provare a farla! Rapida consulenza telefonica con la Bee (era a casa per lavoro, così mi ha raccontato!) per trovare una buona ricetta in rete perché la sbrisolona la abbiamo sempre acquistata (il mio nonno era mantovano, ma di cucina ne sapeva mezza, e la nonna è venuta a Bz che aveva 12 anni!). La Bee, dopo attenta ricerca (10 secondi netti) mi detta la più facile da memorizzare, e devo dire che abbiamo avuto fortuna perché è venuta fuori una sbrisolona coi fiocchi.
TORTA SBRISOLONA IN BASE DUE
Ho macinato non troppo finemente DUE etti di mandorle con la pellicina, le ho mescolate a DUE etti di farina bianca e DUE etti di farina di mais fioretto, quella finissima. Ho aggiunto DUE etti di zucchero di canna integrale e DUE bei pizzichi di sale e DUE bei pizzichi di vaniglia naturale. Ho mescolato bene le polveri, poi ho fatto la fontana e ho aggiunto DUE etti di burro a fiocchetti (erano previsti due etti di strutto, ma proprio non ce la faccio) e DUE rossi d'uovo e la buccia di UN limone. Ho impastato burro, uovo e un po' di farine con i coltelli e poi sono passato alla punta delle dita, finché non ho ottenuto tante belle briciole unte e giallo oro. Ho imburrato una teglia tonda di alluminio e ci ho sbriciolato l'impasto, premendo un po' ma non troppo; ho decorato con alcune mandorle intere e ho infornato a 170° per una buona ora. Se la preferite morbida potete lasciarla più spessa, se la preferite bella scrocchiarella, non dovete farla più spessa di un dito e una volta cotta, la potete "biscottare" senza lo stampo ancora per qualche minuto. Occhio che è pericolosa, una volta iniziata, con i granellini di sale che esaltano il gusto delle mandorle, è difficile fermarsi (ve le ricordate le 10 fettazze che mi ero tolto di torno l'anno scorso, beh la metà di loro si sono ripresentate, le str..anezze della vita ;O)) Saluti golosi, cat

lunedì, aprile 27, 2009

le prime rose

Dopo l'"ingrumata" di freddo degli ultimi cantieri e sopralluoghi - ho visto la neve fresca! - ho lasciato la bee a casetta e con i pm ci siamo diretti a sud, direzione nonni, lago di Garda, con una macchina piena di piantine di pomodoro dalle specie curiose per il supermegaordinatissimo orto del nono e in cerca di un po' di primavera. Appena arrivati, mi sono fiondato verso la milpa e con grande meraviglia (l'esperimento intrigava molto anche il mio vecchio, che premuroso ha coperto la zona con una rete "anti-galline razzolanti!") ho notato che tutte , ma proprio tutte le zucche sono germogliate e spiccano tra la paglia della pacciamatura. L'aspetto della milpa non è proprio ordinato, erbazze ovunque, ma a guardare bene, si intravedono anche i primi fagioli, tanti! il mais non si distingue dalle erbazze, almeno così mi auguro, comunque, per precauzione, ho ri-seminato ancora un po' di mais e fagioli, spargendoli direttamente appena sotto la pacciamatura. Nel pollaio con vista panoramica è tempo di cova e le signore galline possono godersi la generosa fioritura delle Rosa foetida "Persiana" e delle Rosa pimpinellifolia. Che poi proprio fetide non sono, povere rose, hanno un odore "curioso", tra il the alla citronella lasciato qualche giorno a fare le alghe nella tazza sulla scrivania (odio la citrinella, ma la segretaria insiste! ;O) scherzo Mary) e gli zampironi anti zanza, il tutto con un tocco di rosa che ti fa rimanere lì ad annusare. A dispetto del nome sono però così belle e generose, specialmente i boccioli, veramente eleganti. La pimpinellifolia se la cava meglio con il profumo, anche se è accentuato l'odore di geranio-citronella, ma la fioritura è più timida, spargola. Sono comunque due robustissime rose botaniche, dal carattere un po' campagnolo, fioriscono una sola volta, ma producono dei curiosi frutti interessanti per il giardino d'autunno. Ma la missione principale del viaggio era un'altra! Canny mi hai preparato la branda?! La siora Canny, qualche post fa, mi ha fatto ricordare che, rintanato in qualche anfratto della casa dei nonni, era celato il "torcòl", una roba tipo rosaspina e l'arcolaio (spiegatelo voi ai pm cos'è un arcolaio!). Mi sono messo alla ricerca, l'ho trovato, ripulito, oliato e soprattutto, l'ho provato! Non c'è stato verso di portarmelo a BZ, la bee avrebbe ritirato al volo i pm e mi avrebbe spedito, con tutto il torcol, a Salamanca! ( la rompina se li è mangiati di gusto però!) Cosa ci ho fatto? ma questi arcaici
BIGOLI IN SALSA DI NOCI Canny non sai che lotta ho dovuto intraprendere con mia nonna e mio papà: ma sito drio dare i numeri non metterghe i ovi nei bigoi? i se fa mia con la semola, valà cori! i se deve impastare più duri...e così all'infinito.
A dire il vero li ho dovuti fare due volte; la prima volta sono risultati un po' troppo morbidi e in cottura si sono spapperati un po' troppo (con immaginabile sfottò di nonna e padre!) ma la seconda, impastati durissimi! sono venuti una bontà! La ricetta è quella della Canny 70 g di semola rimacinata, 30 g di farina bianca, un pizzico di sale ed acqua a 80°. Ho impastato tutto utilizzando meno acqua possibile, ho coperto con un canovaccio per mezz'ora e ho torchiato i bigoli (spaghettoni in veneto). I pm si sono divertiti parecchio, anche perché non avevano idea di come si facessero gli spaghetti. Il segreto è spolverizzarli subito, all'uscita della trafila in bronzo, con una miscela di semola grossa e farina di polenta superfine, in modo che non si appiccichino tra loro. Si inserisce un salamotto di pasta nel cilindro di bronzo, si avvita il pistone, ci si accomoda sul torcòl e si comincia a girare la leva. Con la pasta bella dura si fa una fatica boia, ma sono tutte calorie ben spese ;O). Per la salsina ho sciolto due acciughe sott'olio in quattro, cinque bei cucchiai di olio evo, con uno spicchio d'aglio schiacciato e alcuni rametti di timo fresco, finché l'aglio non ha preso colore. Ho eliminato l'aglio e ho versato nell'olio 10-15 noci tritate con il mixer e un pochino di pangrattato, ho fatto rosolare ancora un pochino; ho lessato i bigoli al dente (circa 5 minuti) e li ho conditi con la salsina primordiale. Un gusto che commuove ;O) La bee e i pm se li sono pappati al ragù, così giusto per ribadire! Ah, quella su in cima è un'insalatina di spinaci appena spuntati, petali di rosa foetida, fiorellini di cavolo cappuccio dimenticato nell'orto, fiori di sambuco, piantine di ravanello ottenute dallo "sfoltimento delle cassette di semina" alcune foglie di lattughino, un pizzico di sale e uun velo di olio evo del garda, la primavera in bocca. saluti golosi, cat

giovedì, aprile 23, 2009

draghi neri, bianchi poeti e concerto del fosso

E' un periodo vorticoso per la mia professione e tra sopralluoghi, progetti e preventivi, che sempre lì si va a parare, non ho nemmeno il tempo di godermi le fioriture del vivaio. Oggi ho staccato un po' la spina e tra le varie pausacaffè ci è scappata qualche sniffata di glicine e di narciso, così tanto per incrementare il numero degli starnuti. Ah, non so se lo avevo già detto, mi sono scelto la professione ideale: sono allergico alla quasi totalità dei pollini! confido in un effetto vaccino! Oggi giretto completo della "giardineria", così a Bz si chiamano i gardens, i vivai o come volete chiamarli! In autunno il prato all'ingresso, verdeperfettotosatissimosupercurato (alla faccia della selvatichezza, vero Paolo?), in accordo col capo, 'stavolta ;O)!, ha subìto quasi un attacco di guerrilla gardening. Ho comprato -siii gli attacchi di selvatichezza me li devo pagare da solo! - 800 bulbi di Narcissus poeticus e li ho disseminati tra le betulle sfigaterrime (quelle della grandine) che nel frattempo abbiamo dovuto imbrigliare e tirantare, per correggere la mazzata della grandine. Si sono fatti attendere parecchio, (i maniaci del prato verdeperfettotosatissimosupercurato ci pensino su due volte!! fioriscono solo ora e bisogna lasciare le foglie ingiallire almeno due, tre settimane dopo la fioritura, prima di tosare via tutto), ma l'effetto è sorprendente, specialmente al tramonto, quando la zona è in ombra, pennellate bianche verticali (mannaggia ai tutori!) sfondo verde scuro e costellazione di stelle profumate . Lato opposto, schermo verde ombreggiante. Due anni fa abbiamo piantato alcuni glicini, in verità già abbastanza grandi, ma si sono sviluppati alla velocità della luce, raggiungendo il secondo piano e coprendo perfettamente la struttura. Il più veloce e il più insolito è il Wisteria sinensis "Black Dragon". Grappoloni di fiori superdoppi, lunghi anche 40 cm di un viola porporino, sbiadente all'azzurro e dal sorprendente profumo di glicine con una botta quasi julenta di chiodi di garofano e cannella, non riuscivo più a smettere di sniffarlo - quest'anno ha sopportato la grandine, la neve, il gelo bagnato di febbraio e la fioritura è copiosissima, mi sento proprio di consigliarlo - il nostro è in pieno sole. E per finire, sulla strada del ritorno, finalmente di nuovo in bici, mi sono goduto questo concertino per fosso in cra minore! Godetevelo ad occhi chiusi e a tutto volume. video E cosa preparo per cena? Noo, non preoccupatevi che le coscette di rana mi fanno rabbrividire solo all'idea!
TORTA DI RISO SALATA E FINOCCHI SALTATI ALL'ARANCIA
Questa è una prova salata della torta di riso della mia zia Giulia, che in versione dolce era il suo cavallo di battaglia. Per salvarli da un destino atroce, ho messo a bagno per una notte tre etti di riso mochi semi integrale (riso dolce glutinoso) che giacevano da un po' nella dispensa - ed erano già stati puntati dalla bee. Va bene anche un buon riso italiano da risotti, che anzi ancora meglio, non deve subire la pre-cottura in pentola a pressione! Ho cotto il riso in acqua con un pizzico di sale per 30' in pentola a pressione (era ancora incredibilmente al dente!). Col riso italiano partite da qui: ho cotto i tre etti con due bicchieri di acqua e due bicchieri di latte intero ed un pizzico di sale, a fuoco dolce e col coperchio, finché il liquido non è tutto assorbito; ho spento e ho messo a raffreddare. Nel frattempo ho montato a crema un etto di burro con un etto di pecorino romano grattugiato ed un cucchiaio di zucchero di canna integrale muscovado - maascobado (per la versione dolce 150 g di zucchero) e tre rossi d'uovo. Quando la crema è ben montata ci ho aggiunto la buccia grattugiata di una arancia bio (mi sa che 'sta roba della buccia e del succo d'arancia sta diventando la "rucola" degli anni 2000 o sbaglio? - ma anche la ricetta della zia la prevedeva!) e la pappa di risolatte; ho mescolato bene, ho montato a neve ferma le tre chiare e le ho aggiunte al composto, che ho versato in una tortiera imburrata e passata col pangrattato (la versione dolce prevede anche un po' di uvetta ammollata e strizzata). Ho coperto la superficie con alcuni fiocchetti di burro e ho infornato a 170° per circa un'ora. Nel frattempo ho lavato i finocchi, li ho dadolati e soffritti in padella con olio evo, sale, il succo d'arancia e alcuni rametti di timo fresco, mantenendoli belli croccantini. Sia la torta che la verdüra avevano una spiccata nota dolce, ma dov'è il problema? La torta ha passato anche la prova bee, il finocchio cotto, per quanto croccante, ha promesso che lo assaggerà solo a 90 anni! Domani sopralluoghi sparsi in montagna, scommettiamo che piove?! saluti golosi cat